Scritto il 28/09/2026
da Multisala Badia Grande

“Grazie ai giurati, siamo davvero grati di essere qui. Non è facile per noi”. Yuval Abraham e Rachel Szor accettano con gratitudine il Premio speciale della giuria guidata da Maggie Gyllenhaal, che va ad abbracciarli sul palco. Ma si capisce che la loro urgenza è un’altra. Naza, il loro documentario sull’uccisione dei civili palestinesi a Gaza, è arrivato al Lido all’ultimo momento e ne è diventato il caso politico e cinematografico: venticinque minuti di applausi, bandiere palestinesi e libanesi alzate in Sala Grande, quindi la contestazione dell’esercito israeliano, che mette in dubbio l’attendibilità delle fonti anonime e nega che l’intelligenza artificiale decida gli obiettivi, approvati, sostiene, da personale militare.
“Gli ufficiali dell’intelligence israeliana - spiega Abraham - ci hanno raccontato che questi attacchi sono sistemici, frutto di politiche fondate sulla disumanizzazione dei palestinesi. Voglio essere molto chiaro: questa verità è stata documentata e resa nota grazie ai giornalisti palestinesi. Più di duecento di loro sono stati uccisi, molti nelle proprie case. Le loro voci sono state negate e messe a tacere. Negare un crimine è ciò che permette di continuare a perpetrarlo”.
Su Repubblica l’articolo della nostra inviata Arianna Finos
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